Il grande campione è un film del 1949 di Mark Robson in cui Kirk Douglas interpreta Midge, un ragazzo povero che tenta il riscatto sociale ed economico buttandosi nel mondo della box. La sua grinta e la sua determinazione lo premieranno portandolo all'apice del successo, ma a prezzo sempre crescente.
Il tema del ragazzo povero che sfrutta la sua rabbia boxando è un tema che verrà celebrato circa 30 anni dopo questo film nella lunga saga di Rocky, il ragazzone gigantesco ma dal cuore buono, senza grande tecnica, inizialmente, ma con la rabbia di chi ha provato la fame e l'umilizione. Anche Midge è un ragazzo che viene dalla strada, ed ha la stessa rabbia e determinazione di Rocky, però in Midge presto il cinismo e la consapevolezza del suo potere sulle persone avranno la meglio sui sentimenti che dovrebbero tenerlo con i piedi per terra, come l'amore per la famiglia. Midge non ha pietà, nè sul ring nè fuori, prende tutto ciò che vuole, la stessa vampa che gli brucia dentro finirà per bruciarlo prima che se ne renda conto. Il film ci restituisce senza fare sconti, con occhio spietato, la vita di un campione grande sul ring, ma meschino nella vita vera, come probabilmente è stata la vita di molti dei campioni per cui facciamo il tifo. E la storia di Rocky, dove i buoni sentimenti vincono sempre, e dove il cinema holliwoodiano diventa sempre più edulcorato, è ancora così lontana da venire.
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venerdì 31 ottobre 2014
domenica 29 giugno 2014
Forrest Gump, un cuore puro puntato contro il mondo
Non avevo mai guardato Forrest Gump, perché temevo di rimanere invischiata in una palude di retorica e luoghi comuni. Invece qualche sera fa l'ho guardato e sono rimasta piacevolmente sorpresa, non solo per la leggerezza che caratterizza il film, ma anche dal personaggio di Forrest, che fa del suo cuore puro una vera e propria arma con cui parte alla conquista del mondo.
Corri, Forrest, corri
Forrest vive in una grande casa nel Sud degli Stati Uniti, nell' Alabama ancora profondamente razzista degli anni '50, con la mamma e senza il papà "partito per una vacanza". Forrest è imprigionato in una specie di limbo: solo alcuni punti lo separano dall'avere un QI considerato "normale" . Un giorno, nella folle corsa di bambino, trova la sua libertà e salvezza. Mentre corre per salvarsi da alcuni bulli, spezza le protesi alle gambe che il dottore gli aveva imposto. In quel gesto di libertà c'è il fil rouge della sua storia e di tutto il film: liberarsi dalle sovrastrutture della società, inutili, che non fanno che appesantire e rendere schiavo l'individuo. Da quella prima corsa Forrest non si fermerà più, inziando il suo viaggio alla scoperta del mondo, dove vivrà esprienze straordinarie, attraversando la storia di quel tempo e conoscendo personaggi dell'epoca (Elvis Prestley, John Lennon, il presidente Kennedy e poi Nixon...), ma tenendo sempre nel cuore gli insegnamenti della formidabile mamma.Lo sguardo di Forrest sul caos del mondo
Seguiamo così le avventure di Forrest, guardiamo con i suoi occhi un mondo malato e perverso. Allora tutto ci è sopportabile. Con i suoi occhi vediamo l'amore e l'amicizia, con intensità e purezza di un diamante. Forrest non conosce "se" e "ma". Lui parte, lui fa. Lui sconvolge le regole e poi riordina le cose con le sue di regole. Lui rimette a posto il caos del mondo.
Tutto si ricompone e tutto ha finalmente un senso: chiaro, preciso, inequivocabile.
Nonostante questo, la vita non è una favola bella, e il dolore puntuale arriva a trafiggere anche il cuore di Forrest. Ma nessuna nuvola può offuscare, se non temporaneamente, la primavera di un cuore puro e gioioso, come quello di Forrest. E in quella purezza è il segreto della sua forza.
"La mia forza è come la forza di dieci uomini, perché il mio cuore è puro"
Lord Alfred Tennyson
mercoledì 4 giugno 2014
Bologna, 2 agosto - il film sulla strage
Appena uscito nelle sale, il film Bologna 2 agosto- I giorni della collera, vuole raccontare i retroscena della spaventosa strage di Bologna, spiegare al telespettatore cosa mosse gli esecutori e i mandanti, spingendolo a porsi quelle domande che ancora oggi rimangono senza una risposta.
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| I giovani protagonisti del film, che appartengono al N.A.R, gruppo violento armato di estrema destra |
La trama
Il film-documentario di Molteni e Santamaria Maurizio, girato con pochi mezzi, racconta come dei giovani del N.A.R., nostalgici del Duce, un po' sprovveduti e privi di mezzi, ma determinati a scrdinare il sistema e senza scrupoli, arrivano a farsi coinvolgere in un gioco più grande di loro, diretto da Massoneria e Servizi Segreti Deviati. I ragazzi rimarranno incastrati nella trama ordita da personaggi più o meno misteriosi, e dal commettere semplici omicidi contro i loro "nemici diretti"- guidici, carabinieri - arriveranno a mettere del tritolo alla stazione di Bologna, quel funesto e tragico giorno del 2 agosto 1980.Il cast
I giovani attori sono tutti bravi e credibili, anche l'esordiente Marika Frassino, e il film ha un ritmo rapido e incalzante, proprio come le azioni dei giovani del NAR. Tutto fila abbastanza bene fino a che, improvvisamente, si viene catapultati in un romanzetto rosa che racconta la storia d'amore tra Lorenzo Flaherty- uno dei giudici incaricati di investigare sulla strage- e Martina Colombari - una giornalista del luogo. Si passa così da Romanzo criminale a Cento vetrine, chiedendosi se non si abbia avuto un colpo di sonno e non sia iniziato un altro film. Non si capisce bene il perché di questa scelta. La Colombari decisamente inadeguata, Flaherty un po' meglio ma insomma... poi il film si riprende, ma il danno ormai è già fatto.La mia opinione
Anche se, ìn fondo, non rivela molto più di quanto già non si sapesse, il film, che ha il grande merito di aver portato per la prima volta l'argomento sul grande schermo, illustra abbastanza bene gli intrecci e i giochi di potere che portarono alla strage. E lascia lo spettatore con un insoddisfatto desiderio di verità che, i registi si augurano, continuerà a cercare anche dopo che le luci in sala si saranno spente.lunedì 19 maggio 2014
La terraferma è un posto nel cuore
Con Terraferma (2011) Crialese racconta il dramma dell'immigrazione clandestina in un’ isoletta siciliana di
abbacinante bellezza, lontana dal mondo, dove ognuno è lasciato solo con la propria coscienza a decidere che uomo essere.La trama
La terraferma di Filippo
Le certezze di Filippo sono
messe a dura prova: da un lato i
turisti, con quel mondo spensierato e festoso, e tra loro anche una ragazza di
cui si innamora; dall'altro, proprio nella sua casa-garage, quella realtà così
difficile da capire, da tenere nascosta, come un segreto che non si può confessare. Da un lato il nonno, che
rappresenta quelle leggi non scritte del cuore, e che pagherà il suo altruismo perdendo il peschereccio; dall’altro lo
zio, cinico gestore della spiaggia interessato solo ad arricchirsi col turismo
e a liberarsi quanto prima degli indesiderati arrivati.
Una notte, proprio mentre è in mare su una barca in compagnia della ragazza di cui è innamorato, alcuni naufraghi si avvicinano all'imbarcazione per chiedere aiuto, ma Filippo li scaccia a
bastonate, come si scacciano i sensi di colpa dalla nostra coscienza, che invece si ostinano a ripresentarsi. E allo stesso modo si ostinano a ripresentarsi quei naufraghi che, quasi cadaveri, riaffiorano il mattino seguente sulla spiaggia affollata dai turisti, come tornati dall'aldilà a interrogare la nostra coscienza.
Nel suo percorso di formazione Filippo compirà le sue scelte e
ritroverà le sue certezze, la sua terraferma - come anche la madre Giulietta - rispondendo all'eterna domanda che affligge l'essere
umano: chi sono io?
La mia opinione
Crialese riesce a scendere nel profondo delle coscienze senza scadere mai in retorica e luoghi comuni, senza mai forzare la mano sui facili sentimentalismi e mantenendo per tutto il film un'atmosfera rarefatta, come sospesa. Ci mostra con onestà il dramma di chi arriva e di chi si
trova davanti una realtà sconvolgente, impreparato ad affrontarla, con tutti i
suoi dubbi e nessun' altra risorsa se non la sua umanità.
giovedì 8 maggio 2014
Eleonora Fonseca Pimentel: la nobile che amava il popolo
Eleonora Fonseca Pimentel fu una nobile di orgine portoghese, poetessa e intellettuale, protagonista della rivoluzione e poi della Repubblica Napoletana del 1799. Antonietta De Lillo ne restituisce un ritratto di donna piena di forza e dolcezza, di grazia e intensità nel bel film Il resto di Niente - tratto dall'omonimo romanzo di Enzo Striano- dove le sue drammatiche vicende personali si intrecciano con un pezzo doloroso e appassionante della nostra storia.
Eleonora, interpretata da una splendida Maria de Medeiros, è una donna minuta, dagli occhi grandi, di intelligenza vivace. La giovane nobildonna coltiva la passione per la poesia, ama scrivere e sembra lei stessa una creatura nata dai suoi versi. Trasferitasi da Roma con la famiglia, si scontra presto con la Napoli borbonica, spesso rude e sanguigna, ma contemporanemaente si innamora dei suoi abitanti più poveri, in particolare delle donne, piene di dolore e vitalità insieme. A causa della condizione di povertà in cui vessa la famiglia, viene data in sposa a un marito ricco e repressore, simbolo di quella Napoli borbonica, dove le idee rivoluzionarie faticavano ad attecchire, e le donne non erano che mute schiave del padrone maschio. I loro due mondi presto si scontrano e presto non c'è più posto per Eleonora con i suoi libri, con la sua cultura, con le sue idee in quella casa dove la donna deve pregare e ubbidire.
Eleonora, interpretata da una splendida Maria de Medeiros, è una donna minuta, dagli occhi grandi, di intelligenza vivace. La giovane nobildonna coltiva la passione per la poesia, ama scrivere e sembra lei stessa una creatura nata dai suoi versi. Trasferitasi da Roma con la famiglia, si scontra presto con la Napoli borbonica, spesso rude e sanguigna, ma contemporanemaente si innamora dei suoi abitanti più poveri, in particolare delle donne, piene di dolore e vitalità insieme. A causa della condizione di povertà in cui vessa la famiglia, viene data in sposa a un marito ricco e repressore, simbolo di quella Napoli borbonica, dove le idee rivoluzionarie faticavano ad attecchire, e le donne non erano che mute schiave del padrone maschio. I loro due mondi presto si scontrano e presto non c'è più posto per Eleonora con i suoi libri, con la sua cultura, con le sue idee in quella casa dove la donna deve pregare e ubbidire.
Tempo di Rivoluzione
Intanto a Napoli è tempo di cambiamenti ed Eleonora in prima persona, insieme agli altri intellettuali e patrioti, sarà protagonista prima della Rivoluzione e poi della breve esperienza della Repubblica. Ma Eleonora comprende che il popolo non sente del tutto sua quella rivoluzione e forse vorrebbe solo vivere in pace nascosto all'ombra dei suoi vicoli. La causa è destinata al fallimento e, quando i francesi lasciano Napoli e il re torna, per i rivoluzionari non rimane che la forca. Ma lei non fugge e si lascia prendere mentre vaga in quella città dove il loro sogno ha avuto vita troppo breve. Solo quando, prigioniera in attesa della sua esecuzione, vede arrivare gli uomini che le daranno la morte, spaventosi nei loro cappucci e mantelli bianchi, sembra smarrita e sconfitta, ma è solo un attimo e poi Eleonora ritrova il coraggio, capisce che non è sconfitta, non è vinta: saranno solo pochi momenti e poi le sue idee e i semi delle sue idee saranno consegnati all'eternità della storia. Con un sorriso luminoso va incontro al suo destino nell'ultima bellissima scena del film, in cui avanza verso l'uscita che la condurrà alla forca, come inghiottita in un trasparente fascio di luce solare.
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